Andrzej Sapkowski chiede a CD Projekt Red un risarcimento di 16 milioni di dollari


Dopo diversi battibecchi legali avvenuti sostanzialmente per gli stessi motivi, Andrzej Sapkowski è recentemente tornato alla carica contro il team di sviluppo polacco CD Projekt Red, autore, tra gli altri, dei titoli appartenenti all’universo di The Witcher, tra cui i tre capitoli omonimi e il più recente Gwent in uscita prossimamente come titolo free to play.

Andrzej Sapkowski, scottato dall’incredibile successo ottenuto dall’IP (ricordiamo, per chi non lo sapesse, che è proprio Sapkowski il creatore dell’originale libro cartaceo dedicato al mondo dello strigo), ha mosso causa alla software house chiedendo come risarcimento un totale di 16 milioni di dollari.
Il diverbio è nato dal fatto che, secondo lo scrittore, gli accordi presi inizialmente con la software house siano stati relativi solamente alla creazione del primo videogioco di The Witcher (i cui compensi sono stati regolarmente pagati) e che tutte le opere successive legate alla proprietà intellettuale (e cioè i due successivi capitoli, le relative espansioni, e il prossimo Gwent in uscita) sarebbero stati realizzati senza l’adeguata autorizzazione.

Di contro, la risposta della software house non è tardata ad arrivare, dichiarando che, all’epoca dello sviluppo del primo gioco, datato 2005, CD Projekt aveva regolarmente acquistato i diritti per lo sfruttamento totale dell’IP, rendendosi così idonea allo sviluppo di qualsiasi titolo legato al franchise, senza nessuna limitazione di sorta.

Non è ancora il momento di giudicare, dal momento che la causa legale è appena agli inizi e le due parti dovranno portare avanti le proprie motivazioni in sedi adeguate, tuttavia, non è la prima volta che Andrzej Sapkowski interviene sulla questione, cercando di ottenere un risarcimento monetario direttamente da CD Projekt.
Il tutto ebbe ovviamente inizio all’epoca dell’acquisizione dei diritti del primo The Witcher, quando CD Projekt, all’epoca ancora un modesto studio di sviluppo senza fama alcuna, propose allo scrittore un accordo di retribuzione basato su una percentuale dei ricavi che il gioco avrebbe poi guadagnato.
Pensando che il titolo avrebbe floppato alla grande, Sapkowski rifiutò, preferendo “svendere” i diritti del mondo da lui creato per una cifra fissa (mai rivelata ufficialmente ma realisticamente medio-bassa) e, come si suol dire, il resto è storia.

Oggi il franchise di The Witcher è riuscito ad ottenere fama in tutto il mondo ed i giochi relativi allo strigo sono entrati di prepotenza nel cuore dei fan, tanto che Netflix ha già annunciato di essere al lavoro su una serie dedicata a Geralt di Rivia.

Vedremo come andrà avanti la questione, nel frattempo la battaglia legale è appena cominciata.

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